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venerdì 7 febbraio 2014

RON KEEL - Metal Cowboy (2014)

RON KEEL "Metal Cowboy" (Wild West Media Production) voto: 90/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock e New Country fusi in un sano Metal Cowboy!

Dopo tanti anni, progetti e dischi, giunge per Ron Keel il momento del suo primo, vero album solista ed è un gran bel disco da godere senza risparmiarsi un attimo.
Partito giovanissimo dal natio Texas a Nashville in cerca di farsi strada nel panorama rock, Ron arriva a Los Angeles e registra il suo primo disco cogli Steeler nei quali divide i solchi con un giovane, altezzoso quanto talentuoso chitarrista svedese chiamato Yngwie Malmsteen, ma una scelta simile imposta da Mike Varney, patron della Shrapnel Records, non poteva durare molto a dispetto del clamore suscitato ed infatti poco dopo la band si sciolse e Ron fondò una band a proprio nome, Keel, che ebbe tante soddisfazioni ed altrettante delusioni coi quattro studio-albums pubblicati fra il 1984 ed il 1987, riesumando questo monicker nel 1998 (scarsi risultati) e nel 2010 (il buon "Streets Of Rock And Roll"). Nel frattempo Ron ci aveva provato con gli Iron Horse e col Ron Keel's Fair Game, circondato da quattro avvenenti musiciste, ma non era destino che trovasse la sua pace artistica con questi progetti.

HUIS - The Guardian Angel (2014)


HUIS "The Guardian Angel" (Unicorn Records) voto: 80/100

Per Chi Ascolta: Progressive Rock, neo e tradizionale

Seppur "TGA" sia il primo album degli Huis (che in olandese significa Casa), la band in realtà è formata da affermati veterani della scena musicale di Montreal che sul finire del 2009 hanno unito le proprie forze completando più recentemente i ranghi: Michel Joncas (bs), Pascal Lapierre (tast), Sylvain Descoteaux (vc), William Régnier (bt) e Michel St-Père (ch - Mystery).
Il quintetto si cimenta con un progressive rock piuttosto classico, muovendosi all'interno di ampi confini che hanno in Mystery, IQ, Marillion e Arena i quattro lati portanti della loro proposta musicale, ma su cui i nostri sanno come lavorare per estrarre il meglio dal proprio talento e proporlo con grande dedizione e passione.
Gli undici episodi ci tengono compagnia per oltre settanta minuti di musica ammantata da grandi orchestrazioni, cambi di tempo, dilatati squarci strumentali sia di chitarra che di tastiere, ponendo il tutto al servizio dell'ascoltatore e senza cadere nel tranello di buttare qualche cambio di tempo ad effetto o svisata virtuosistica tanto per tirarsela un pò, di certo questi personaggi non ne hanno bisogno e preferiscono sedurre l'ascoltatore con le loro capacità. Questa attitudine emerge in particolare nei due suggestivi strumentali "Oude Kirk I" e "Oude Kirk II" (ispirati alla più antica chiesta di Amsterdam) dove viene anteposto il trasferimento di emozioni e di suggestioni alla spettacolarità autocelebrativa di assoli strabordanti o istrionici cambi di tempo.

martedì 4 febbraio 2014

THE TREATMENT - Running With The Dogs (2014)

THE TREATMENT "Running With The Dogs" (Spinefarm Records) voto: 75/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock, Ac/Dc, Guns N Roses, Status Quo, etc

Gli inglesi The Treatment provengono da Cambridge dove si formarono nel 2008 e da cui iniziarono un duro lavoro in studio e sui palcoscenici per costruirsi un seguito costellato dal primo album "This Might Hurt", registrato negli studi di Steve Harris degli Iron Maiden, e da vari tours con Alice Cooper, Steel Panther e Motörhead, culminati nell'ultimo biennio dall'apertura per i concerti americani dell'accoppiata Kiss/Motley Crue, dal supporto agli Status Quo nel loro reunion tour, dal recentissimo tour inglese degli Airbourne terminato da pochi giorni, entrambi questi ultimi due eventi risultati completamente sold-out.
Ora ci troviamo ad esaminare "RWTD", tredici esplosive tracce di hard rock diretto, crudo e giovane, che qualcuno potrebbe liquidare frettolosamente come un distillato dal songbook di Ac/Dc, Def Leppard, Motley Crue, UFO, Thin Lizzy e Guns N Roses, mescolato ad un songwriting scaltro, pieno di attitudine e ricopertinato con un tratto adatto ai nostri giorni, e questo può essere affermato senza raccontare alcuna bugia, ma proviamo a scavare più a fondo e troviamo alcune belle sorprese.

lunedì 3 febbraio 2014

CHINA - We Are The Stars (2013)

CHINA "We Are The Stars" (Blue Martin Records) voto: 70/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock melodico anni '80

Uscito già da qualche settimane (ma da poco acquistato), "We Are The Stars" è l'ultima fatica in studio della band svizzera China, un album solare e allegro, ispirato alle ariose e melodiche sonorità americane anni ottanta, una ventata di allegria e positività che ogni tanto è necessaria e benvenuta, e chissenefrega se ciò va a discapito dell'originalità.
Le radici della band risalgono peraltro alla fine degli anni '80 con l'omonimo debut-album pubblicato nel 1988 ed altri quattro rilasciati sino al 1995 (imperdibile "Sign In The Sky" del 1989) quando "Natural Groove" tentò di accodarsi al carrozzone grunge reclutando un nuovo cantante, ma fallendo giustamente e miseramente nello scopo. Nel 2007 i China tornano insieme e pubblicano tre anni dopo il discreto "Light Up The Dark" capitanati nuovamente dal singer Eric St. Michaels e sempre col chitarrista Claudio Matteo quale unico superstite dell'originaria formazione.

venerdì 24 gennaio 2014

LOVER UNDER COVER - Into The Night (2014)

LOVER UNDER COVER "Into The Night" (Escape Music) voto: 80/100

Per Chi Ascolta: Scandi Hard Rock e AOR/Hard Rock Americano

Torna in pista con un nuovo scintillante album la band da Gothenburg (Svezia) che ha esordito nel 2012 col ben ricevuto "Set The Night On Fire". Mikael Erlandsson (vc, tast - Last Autumn's Dream, Heartbreak Radio, Radioactive, Salute, Northern Light, etc) e Mikael Carlsson (bs, ch, tats - Dogface) avevano gettato le basi di questo combo intorno al 1982 quando insieme militavano nei Rain, poi le loro strade si sono divise ed incrociate varie volte, ma almeno in questo progetto i due stanno andando alla grande e stanno deliziandoci con ottime composizioni di hard rock melodico a cavallo fra la scuola scandinava e quella americana.
Aiutati anche in questo cd da Martin Kronlund (ch - Dogface, Gypsy Rose, White Wolf, Salute, Overland) e da Perra Johnsson (bt - Coldspell), oltre che dall'ospite Ged Rylands (Ten, Hugo, Rage Of Angels) alle tastiere, i LUC sfornano un platter di undici brani tosti e melodici di qualità complessiva superiore al pur competitivo "STNOF".

giovedì 23 gennaio 2014

BERGGREN KERSLAKE BAND - The Sun Has Gone Hazy (2013)

BERGGREN KERSLAKE BAND "The Sun Has Gone Hazy" (AOR Heaven) voto: 85/100

Per Chi Ascolta: Classic Hard Rock Blues anni settanta, Led Zeppelin, Whitesnake, The Who, Black Sabbath, Uriah Heep

Succede nel 2005 che il cantante Stefan Berggren (M3, Company Of Snakes, Razorback, etc) conosce il leggendario batterista Lee Kerslake (The Gods, Toe Fat, Uriah Heep, Ozzy, David Byron, Living Loud) a Friedrichshafen (sud della Germania) ad un concerto che vede M3 ed Uriah Heep dividere il palco. Nel corso degli anni successivi sporadiche occasioni di collaborazioni portano i due a tentare una nuova avventura insieme e così nasce la BKB, completata da Tomas Thorberg (bs - Snakes In Paradise, Michael Schenker, John Norum) e da Joakim Svalberg (Opeth, Malmsteen) ad organo e moog.
La musica che esce da "The Sun Has Gone Hazy" è incredibilmente ricca di pathos e feeling, concentrata a riproporre il tipico sound del classic rock anni settanta che, come era tipico del decennio, non si pone particolari limiti stilistici se non quello di trasmettere sensazioni ed energia che durino qualcosa di più del mese successivo all'uscita del disco.

JULIAN ANGEL's BEAUTIFUL BEAST - Kick Down The Barricades (2013)

JULIAN ANGEL's BEAUTIFUL BEAST "Kick Down The Barricades" (Platinum Blonde Records) voto: 70/100

Per Chi Ascolta: Hair Metal fine anni ottanta

Terzo album per la band capitanata dal cantante/chitarrista/compositore tedesco Julian Angel, qui accompagnato da Frank McDouglas (bs) e Ramy Ali (bt - Freedom Call), nel quale il biondo artista compie un viaggio nel tempo e ci riporta al 1989 (come dichiarato dalla casa discografica) ad un certo modo di vivere ed interpretare l'hair metal, con anche i suoni che si rifanno a quel periodo. Bisogna ammettere che l'obiettivo è stato centrato dallo scatenato trio ed alcuni brani divertono e coinvolgono coi loro riffoni e la loro energia, ma per chi come il sottoscritto ha pienamente vissuto quel periodo queste dieci canzoni risulteranno nella maggior parte dei casi scontate, anonime e poco interessanti.
Fra i migliori momenti bisogna menzionare le prime tre canzoni del cd: "Bad Boys Never Dance" è diretta, vintage quanto basta, un Julian scatenato ed un buon refrain, anche se esso deve qualcosa ad altri ragazzacci con l'abitudine di correre selvaggi (ogni riferimento a "Bad Boys" dei Whitesnake è voluto); "Big Stuff" possiede quell'aurea funky tipica dei The Electric Boys e ci consegna un bel ritmo da assecondare, un accattivante ritornello ultra-orecchiabile e tanta energia positiva; "Can't Stand The Fiction" ha assimilato appieno i dettami scritti nel songbook dei primi Firehouse e abbina con successo melodia e potenza, un brano da ascoltare a volume alto in auto, in spiaggia, sui prati.

martedì 21 gennaio 2014

PRETTY WILD - Pretty Wild (2013)

PRETTY WILD "Pretty Wild" (Dead End Exit Records) voto: 80/100

Per Chi Ascolta: Hair Metal anni '80, Slaughter, Firehouse, Motley Crue, Winger, Skid Row...

Fondati nel 2006 a Malmoe in Svezia, i Pretty Wild cominciarono a professare il loro amore per l'hair metal anni ottanta e presto registrarono un demo a tre canzoni. Con Ivan Höglund (vc) al posto di Tim Petty, Krizzy Fields (ch), Kim Chevelle (bs) e Johnny Benson (bt) fecero molti concerti sia in Europa che negli USA, fatto che gli permise di pubblicare il primo EP "All The Way" per una label statunitense, ma questa volta le cose non funzionarono come si doveva. Meglio andò loro col debut album "All The Way" tanto che finirono anche in cima alle classifiche Billboard svedesi, l'album vendette tutte le copie stampate e riuscirono a tenere circa cento concerto in tutto il mondo. Nel 2010 Krizzy lasciò la band e fu rimpiazzato da Axl Ludwig col quale i Pretty Wild fecero un altro tour e di seguito cominciarono a lavorare sul secondo album che, dopo alcune traversie, vede ora la luce per la neonata Dead End Exit Records, e mentre scrivo queste righe anche un video dovrebbe essere pronto.

lunedì 20 gennaio 2014

NASHVILLE PUSSY - Up The Dosage (2013)

NASHVILLE PUSSY "Up The Dosage" (Steamhammer / SPV) voto: 85/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock sporco e vizioso, divertente ed energico

Dopo alcuni anni di assenza dal mercato discografico, tornano i coniugi Blaine Cartwright e Ruyter Suys, supportati dal nuovo bassista Bonnie Buitrago e Jeremy Thompson, con quello che loro stessi definiscono il loro 'back in black' album, e bisogna ammettere che il loro pur ottimo "From Hell To Texas" è stato superato come qualità.
Ciò non preclude al quartetto di realizzare una manciata di canzoni che esprimono il loro polveroso, sleazy, energico, chiassoso e decadente hard rock che racchiude in sè il sarcasmo di Alice Cooper, la viziosa sensualità dei Rolling Stones, la ribellione dei Sex Pistols, la rumorosità dei Motorhead, il feeling sudista dei ZZ Top, l'aria della metropolitana malata degli Aerosmith, la spontaneità degli Ac/Dc, oltre all'ormai classico Nashville Pussy sound che emerge prepotente nei due minuti e poco più di "The South's Too Fat To Rise Again".

giovedì 16 gennaio 2014

AXEL RUDI PELL - Into The Storm (2013)

AXEL RUDI PELL "Into The Storm" (SPV / Steamhammer) voto: 80/100

Per Chi Ascolta: Axel Rudi Pell, Dio, Black Sabbath, Rainbow

Una bellissima copertina ci introduce al quindicesimo album (senza contare raccolte, etc) del guitar-hero tedesco Axel Rudi Pell che a 53 anni continua a macinare riffs inossidabili ed incorruttibili di sano heavy rock britannico forgiato nella storia da nomi quali Rainbow, Dio, Black Sabbath e Deep Purple, scuola senza tempo che Pell perpetua con ostinazione teutonica e dedizione totale.
L'unica vera novità di "Into The Storm" rispetto al passato è rappresentato da Bobby Rondinelli (Rainbow, Black Sabbath, Doro, Blue Öyster Cult, etc) che prende il posto del grandissimo Mike Terrana dietro le pelli, facendosi trovare pronto al suo posto e dirigendo il ritmo con la consumata esperienza che di certo non gli difetta.

martedì 17 dicembre 2013

KILLER BEE - Evolutionary Children (2013)

KILLER BEE "Evolutionary Children" (Target Distribution) voto: 70/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock

I Killer Bee non sono dei novellini, essendosi formati nel 1990 ed avendo pubblicato tre albums e cinque singoli prima di sciogliersi nel 1997. Nel 2011 sono tornati in vita col solo cantante Brian Frank a reggere il testimone della primissima line-up, mentre Morgan Evans (bt) e Anders Rönnblom (bs) sono nella band dall'album "World Order Revolution" del 1997; Jimmy DeLisi (ch) e Denny DeMarchi (tast, ch) completano i ranghi sin dal disco di rientro "From Hell And Back" (2012).
Sono sincero ed è il mio primo approccio con la band canadese/svedese/americana e non ne esco assolutamente dispiaciuto, anche se va subito chiarito che il loro hard rock viscerale non apporta alcuna novità stilistica.
L'opener "Children Of The Evolution" è piuttosto insolita, trattandosi di un potente e cadenzato slow tempo dalla maestosa enfasi epica sottolineata dal cupo e massiccio suono delle chitarre e da un Hammond drammatico e classicheggiante su cui Frank sfodera un cantato virile ed enfatico, un buonissimo inizio che può fuorviare in quanto le altre canzoni non seguono questo standard sonoro. Infatti, a partire da "A Little Too Old" i Killer Bee tornano su sentieri che, stando a quanto ho letto, appartengono maggiormente al loro passato, ovvero un hard rock scintillante e melodico che ammicca al glam metal anni ottanta. La citata "A Little Too Old" ne è manifesto insieme alla scatenata "Ride On", mentre le dinamiche e veloci "I'm On Fire" e "Scream It" sono manifestazioni di potenza heavy rock a briglia sciolta.

lunedì 9 dicembre 2013

AOR - The Secrets Of LA (2013)

AOR "The Secrets Of LA" (AOR Heaven) voto: 65/100

Per Chi Ascolta: AOR duro ed energico

"The Secrets Of LA" è il dodicesimo capitolo (compilation esclusa) e vede, come al solito, un nutrito stuolo di ospiti che aiutano Slama nel realizzare le proprie idee musicali espresse attraverso dieci brani. Fra i nomi coinvolti si possono citare Tommy Denander (Radioactive, Paul Stanley, Alice Cooper), Fergie Frederiksen (Toto), Jeff Scott Soto (Talisman), Bill Champlin (Chicago), Jim Jidhed & Ken Sandin (Alien), Mikael Erlandsson (Last Autumn's Dream), Bob Harris (Axe), Göran Edman (Yngwie Malmsteen), Robin Beck, Tamara Champlin, Dane Donohue e Alessandro Del Vecchio (Lionville, Hardline).
Ammetto che le ultimissime uscite degli AOR non mi avevano entusiasmato più di tanto, avendole trovate poco ispirate, e sebbene il songwiting continui ad essere derivativo al 100%, in questo disco colgo alcuni brani davvero intriganti e coinvolgenti, cui, purtroppo, ne seguono altri di livello nettamente inferiore. Da notare che 4 brani sono già apparsi sull'album "Jade Hearts" delle Chasing Violets, qui ripresi con altri cantanti.

mercoledì 4 dicembre 2013

DOGFACE - Back On The Streets (2013)

DOGFACE "Back On The Streets" (AOR Heaven) voto: 70/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock Europeo

Ricordo quando nell'anno 2000 recensii l'esordio "Unleashed" degli svedesi Dogface, creatura di Mats Leven (vc - Malmsteen, Lion's Share, Swedish Erotica, Treat, The Poodles, Candlemass, etc) e Martin Kronlund (ch - Love Under Cover, Gypsy Rose, Overland, White Wolf, etc) che rilasciò undici brani tosti tosti, facendo uscire due anni dopo "In Control", un buon seguito anche se non all'altezza del predecessore.
Undici anni dopo il duo si ritrova e fa uscire "BOTS", sempre all'insegna di un solido e tradizionale hard rock europeo, ben suonato ed orchestrato, con i potenti soffi dell'Hammond suonato da Dan Helgesson che riempiono ed irrobustiscono le canzoni sulle quali Leven si muove da consumato performer e mostra un'ugola sempre graffiante ed espressiva.

BLOODGOOD - Dangerously Close (2013)

BLOODGOOD "Dangerously Close" (Doolittle Group) voto: 85/100

Per Chi Ascolta: White Metal, Hard Rock melodico americano

Negli anni ottanta i Bloodgood erano inseriti fra i più noti esponenti del Christian Metal al fianco di Stryper, Petra e Whitecross, col debut album del 1986 acclamato come una delle migliori release in questo campo grazie ad un cantante dalla voce ruvida e potente (Les Carlson), un bassista che si occupava dei testi (Michael Bloodgood), un chitarrista che esplorava sonorità che all'epoca forse solo i Queensryche osavano proporre (David Zaffiro), un batterista che teneva il passo di canzoni in bilico fra NWoBHM al limite dello speed metal (J.T. Taylor). I passi successivi ("Detonation" del 1987 e "Out Of The Darkness" del 1989) vedeva l'innesto di Mark Welling al posto di Taylor ed il risultato complessivo era ancor migliore consolidando la fama della band. L'abbandono di Zaffiro comportò anche un cambio di direzione musicale che venne concretizzato con "All Stand Together" del 1991 che vedeva Paul Jackson (Dakota, Pages, Think Out Loud) alla chitarra e David Huff (Giant, White Heart, John Schlitt, etc) alla batteria oltre all'innesto del tastierista Tim Heintz. L'album proponeva un melodic hard rock che spiazzò diversi fans e fu l'ultimo lavoro in studio sino al presente "Dangerously Close" arrivato (per me) a sorpresa.

martedì 3 dicembre 2013

IAN JAMES STEWART - Junk DNA (2013)

IAN JAMES STEWART "Junk DNA" (Dangerous Dog) voto: 85/100

Per Chi Ascolta: Soft Rock, Jazz, Pop

Il nome di Ian James Stewart non risulterà sconosciuto a diversi di voi, essendo stato parte importante degli scozzesi Strangeways ai quali fornì il proprio apporto come chitarrista.
Ammetto di averlo perso di vista per un pò ed oggi me lo ritrovo con questo album solista che mi ha spiazzato in quanto ha ben poco da spartire col suo passato hard rock/AOR, anzi, le tredici canzoni spaziano in vari ambiti musicali, tutti trattati con una maturità pregevole.
L'atmosferica "Phosphorus", ad esempio, è dolce e delicata come sapevano essere i Dire Straits e lo Sting solista, eppure i suoi otto minuti e mezzo non pesano assolutamente e scorrono accarezzando le orecchie e il cuore.

KICK - Memoirs (2013)

KICK "Memoirs" (Escape Music) voto: 60/100

Per Chi Ascolta: Alice Cooper in chiave UK

Negli ultimi vent'anni circa, i Kick, nelle sue diverse incarnazioni, è sempre stata la creatura dei fratelli Mikey e Chris Jones: il primo ne è bassista/cantante e principale compositore, il secondo suona la chitarra e gestisce le parti vocali, oltre ad occuparsi della produzione.
Se la memoria non mi inganna, "Memoirs" dovrebbe essere il quinto album della band inglese, arrivato nove anni dopo "New Horizon" (2004) ed i seguenti tours con Thunder e Magnum che portarono la popolarità dei Kick ad un ottimo livello.
Sebbene il suono sia impregnato del tipico hard rock melodico britannico anni ottanta, non mancano frequenti e pesanti riferimenti all'Alice Cooper degli Eighties che vengono denunciate in particolare dalla seconda canzone, mentre nell'opener "Doesn't Take Much" queste influenze risultano più sfumate a favore di tante tastiere e cori. I primi trenta secondi della successiva "Thrill Seeking Junkie" spianano la strada all'hard rock teatrale che vede nel citato Cooper il principale protagonista. "Radio" pare un'outtake in tono minore dall'album "Poison", e la stessa sorte tocca alla più cattiva "Come Back" e ad altre canzoni del disco.

FATE - If Not For The Devil (2013)

FATE "If Not For The Devil" (Avenue Of Allies) voto: 80/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock, Pretty Maids, Europe, Fate

Con la stessa formazione di "Ghosts From The Past" del 2011, i danesi Fate tagliano il traguardo dell'ottavo album in studio a quasi trent'anni dalla loro nascita in seguito allo split dai Mercyful Fate, in seguito a diverbi fra King Diamond e il suo chitarrista Hank Sherman, ma oggi solo il bassista Pete Steiner è rimasto quale originario membro della band.
Nonostante non abbiano mai avuto un successo stratosferico, il nome dei Fate ha sempre avuto un suo richiamo fra i fans dell'hard rock melodico e le aspettative ad ogni loro uscita sono alte. Ebbene, "INFTD" è una raccolta di brani che non delude, anche se inevitabilmente lo stile e lo spirito sono ben diversi da quelli che animavano "A Matter Of Attitude" (1986) ad esempio, tanto che già da tempo si sono levate voci a chiedere con insistenza un cambio di nome, ma tant'è!
La partenza a razzo con "Reaping" ci mostra una band tonica e viva che non lesina sulla pesantezza delle chitarre e sul ritmo, con un hammond ad irrobustire il suono ed un Dagfin Joensen (dalle isole Faroer) a pilotare con fare sicuro le vocals, quindi ecco arrivare la più cadenzata ed ariosa titletrack che non risparmia comunque energie. Entrambi i brani evocano lontani echi dei Pretty Maids e ciò non è un male. I Fate si mettono ad e l'hair metal americano con "Bridges Are Burning", accattivante e potente come la scuola di fine anni ottanta richiedeva, ma con le vivaci e più orecchiabili "Feel Like Making Love" e "Gambler" si possono godere momenti dei primi Fate mescolati ai White Lion di Mike Tramp, guarda caso danese anche lui.

REVOLUTION ROAD - Revolution Road (2013)

REVOLUTION ROAD "Revolution Road" (Avenue Of Allies) voto: 85/100

Per Chi Ascolta: Hard Rock Melodico di classe

La nascita del progetto Revolution Road si deve ad una conversazione fra Gregor Klee (boss della AOA) e Alessandro Del Vecchio circa alcuni dei loro cantanti favoriti che da un pò di tempo erano assenti dalle scene, ed ecco così spuntare il nome di Stefan Berggren (Snakes In Paradise, Company Of Snake) il quale, contattato dallo stesso Del Vecchio, si mostrò interessato al progetto che vede partecipi anche Paul Logue (bs - Eden's Curse, Lavalle), Franceso Jovino (UDO, Sapphire Eyes, Hardline, etc), Carmine Martone (ch - Charming Grace) e Francesco Marras (ch).
Fra le dieci canzoni del cd appaiono anche alcuni brani mai utilizzati dagli Snakes In Paradise, ma la maggior parte del repertorio è stato composto fra l'autunno 2011 e l'inverno 2012 con l'apporto dell'onnipresente Del Vecchio. La selezione finale del materiale, ad ogni modo, è stata fatta da Gregor in persona ed oggi siamo qua ad ascoltare un gran bel disco ottimamente prodotto da Alessandro Del Vecchio che conferisce ai brani calore e profondità, con un ottimo bilanciamento dei suoni.

ROADFEVER - Wolf Pack (2013)

ROADFEVER "Wolf Pack" (Avenue Of Allies) voto: 70/100

Per Chi Ascolta: Heavy Rock con venature Southern Rock, il tutto anni '80

Nati nel 2005 su iniziativa della cantante Stevie 'Manou' Pike (ex State Of Mind), gli svizzeri Roadfever negli anni hanno conquistato una loro reputazione suonando dal vivo anche aprendo per bands quali Blackfoot, Scorpions, Trust, Uli John Roth, Pretty Maids, Rhino Bucket, Eric Singer Project, Little Caesar ed altri. Ciò ha permesso al quartetto di pubblicare un primo album ("Wheels Of Fire") nel 2009 ed un dvd live "Live In Geneva" (2010), entrambi in forma indipendente, per approdare quindi al contratto con l'attiva Avenue Of Allies.
Se Stevie ha scritto i testi e le parti vocali, le musiche sono state stese dal chitarrista David Pariat (ex Sideburn) che si è occupato efficacemente anche della produzione (non potevano assumerlo anche i Boston invece di pubblicare il loro ultimo album accompagnato da un suono indegno della loro gloriosa storia? Ah già, dimenticavo che vi sono soloni infallibili... chiudo qua!), mentre la band è completata da Jessie Be (bs) e Pascal Bavaud (bt - State Of Mind, The Persuaders).

lunedì 2 dicembre 2013

SAXON - Unplugged And Strung Up (2013)

SAXON "Unplugged And Strung Up" (UDR / Warner) voto: 80/100

Per Chi Ascolta: Heavy Metal, Saxon

Tendenzialmente sono diffidente dinanzi a compilation/unplugged/etc, specie quando l'artista in questione ha già pubblicato alcune di queste opere nel corso della sua carriera, ma in questo caso ammetto l'errore di 'prevenzione' poichè Biff Byford (vc), Paul Quinn (ch), Nigel Glockler (bt), Nibbs Carter (bs) e Doug Scarratt (ch) hanno scelto quattordici brani della loro lunga carriera e li hanno ri-arrangiati, modificati e ri-registrati (anche con l'ausilio di un'orchestra) e data nuova vita, conferendo così al presente cd una sua buona ragione di esistenza autonoma e di acquisto anche per i fans che già possiedono i lavori dei Saxon.
La presenza di Andy Sneap (Megadeth, Accept, etc) nelle fasi di registrazione, mixaggio e masterizzazione garantisce un'eccellente resa sonora qualunque sia l'aspetto musicale toccato dalla band che, a dispetto del titolo, presenta solo quattro canzoni in chiave acustica, ovvero "Frozen Rainbow", "Iron Wheels" (catturata dal vivo), "Requiem" e "Coming Home".